Nella seconda metà del ‘900, all’incirca dagli anni ’60 in poi, ha cominciato a farsi spazio questo nuovo concetto[1], un vero e proprio neologismo che ha molti significati racchiusi in sé e che al giorno d’oggi occupa sempre più spazio nel mondo della formazione in rete e nelle pagine dedicate all’argomento. Nonostante nel mondo della formazione (on-line e non) esistano, ovviamente, differenze tra una terminologia ed un’altra, non sempre è facile distingue i confini delle stesse; infatti, l’Instructional Design non è di certo immune a questa sorta di potenziale “appannamento” del significato. I termini che compongono questo concetto, ovviamente anglofoni, si possono tradurre così: instructional può essere inteso come didattica; design come piano o, per meglio dire, come progetto.

Sono fortemente convinto che non basti richiamare l’etimologia di una terminologia per capirne il corretto uso, a mio parere non sarebbe sufficiente, in tal caso, dire che l’Instructional Design (ID) sia la progettazione di un percorso didattico o formativo. Parliamo piuttosto di un processo di elaborazione e sviluppo di un percorso nel quale – partendo dalle necessità di un contesto, nonché da un problema – dialogano tra loro modelli teorici, strategie didattiche e schemi progettuali (derivanti anche e soprattutto dai saperi derivanti dai personaggi che hanno fatto la storia del settore) col fine di rispondere al meglio alla richiesta formativa di quel dato contesto.

I 3 punti cardine

L’Instructional Design si muove dal presupposto che la progettazione deve necessariamente, o quantomeno tendere, ad avere: [2]:

Efficacia – Efficienza – Appeal

L’efficacia è da intendersi come la condizione in cui siamo in grado di ottenere l’effetto voluto. Traslando al piano formativo il tutto, possiamo dire che l’efficacia è la capacità di raggiungere gli outcomes desiderati (ad esempio l’acquisizione di nuove competenze di gestione del rapporto con la clientela).

L’efficienza richiama non solo la capacità del raggiungimento degli obiettivi, ma anche l’ottimizzazione del carico di lavoro necessario per raggiungerli. Ad esempio: posso avere due percorsi didattici efficaci, ma nel momento in cui uno di essi mi permette di raggiungere con un risparmio di risorse ed energie (di varia natura) gli obiettivi, potrò definirlo sì efficace ma soprattutto efficiente.

L’appeal è l’aspetto forse più accattivante ed innovativo, oltretutto ottiene sempre più di rilievo nella fase di progettazione. Non è necessario che si traduca la parola presa ora in considerazione, sappiamo bene cosa significa. Nel contesto formativo, però, che accezione ha? Semplificando un po’ le cose possiamo dire che l’Instructional Design pone molta importanza al rendere attraenti e coinvolgenti i contenuti didattici. Cerca quindi di trovare il miglior modo per “catturare l’attenzione” (engagement) dell’utente fornendo sempre quel “di più” che da subito, a primo impatto, riesce ad incuriosire ed attrarre i soggetti al materiale didattico, innescando quella metaforica “scintilla” che generi in loro la voglia di immergersi nell’evento didattico. In buona sostanza, l’appeal, è la giusta chiave per comunicare al discente quanto possa essere coinvolgente ed unico il percorso didattico con cui si raffronterà. Proprio grazie alle nuove invenzioni dell’informatica, oggi, è possibile costruire percorsi e-Learning con contenuti multimediali variegati, per ciò l’attenzione all’appeal del materiale è notevolmente aumentata; immagini, suoni, video, ecc., sono elementi fondamentali che nell’ID devono essere ben sviluppati. Anche un semplice suono di sottofondo durante la visione di una slide può fare la differenza e donare un grande appeal al contenuto facendo sentire maggiormente coinvolto il formando.

L’instructional designer

Come si può ben immaginare va da sé che l’affermarsi di questo settore ha dato vita ad una nuova figura professionale, chiamata appunto instructional designer[3]. Trovo quindi limitativo parlare solo di progettista, o di sviluppatore di corsi e-learning. Se un professionista (o un gruppo di lavoro) che si muove nell’ambito della formazione si occupa di analisi dei bisogni, implementazione, scelta delle metodologie didattiche, creare i contenuti con un attento sguardo anche alla presentazione dei componenti multimediali (uditivi e visivi in particolare), allora possiamo considerarlo un instructional designer a tutti gli effetti. È da rilevare, a mio avviso, che non ci si limita a progettare ma anche a costruire materialmente le lezioni stesse attraverso gli strumenti informatici a disposizione. Nella sfera dell’e-learning è questa, oggi, la caratteristica in più che contraddistingue un progettista da un instructional designer in senso stretto, quest’ultimo, spesso, non può prescindere da una capacità di gestione dei software nonché dell’elaborazione del materiale che renda fruibili al meglio i contenuti.


[1] R. Santilli, Il mestiere dell’instructional designer: Progettare e sviluppare la formazione online. Milano: Franco Angeli, 2006.

[2] M. Ranieri. Instructional Design: modelli e teorie. Form@re. Open Journal per la formazione in rete, Edizioni Erickson, n. 40, dic. 2005. Disponibile al link: http://formare.erickson.it/wordpress/it/2005/instructional-design-modelli-e-teorie (ultima consultazione 24/04/2017)

[3] Santilli Op. Cit.