Se nella prima generazione (di cui ho parlato in questi due articoli – FAD e Rete PostaleFAD e Radio) i protagonisti sono stati, nell’ordine, la rete postale seguita alcune decadi dopo dalla radio, cosa, nella seconda generazione di FAD, ha contribuito all’affermarsi della stessa? La risposta è molto semplice: la televisione.

Come avvenuto per la radio, anche  la tv sin dalla sua comparsa è stata percepita come uno strumento capace di rivoluzionare il mondo della formazione, oltretutto con l’avvento di tale strumento abbiamo assistito a una modifica sostanziale nella tipologia di media con i quali gli utenti si potevano d’ora in poi raffrontare.  Dopo il cartaceo, seguito da una fredda e distaccata voce radiofonica, si passa quindi ad un insieme di contenuti che si fanno sempre più multi mediali, in poche parole la tv porta con sé la sfera del visivo. Immagini, suoni e videoriprese (anche in diretta) si fonderanno via-via sempre di più per farci vivere esperienze a distanza maggiormente ricercate e presenti nella nostra quotidianità. Se guardiamo a questo con gli occhiali della formazione, allora, capiamo quanto l’avvento della tv abbia abbattuto molte barriere nell’accesso alla formazione.

In Italia, così come in molti paesi europei e statunitensi, la televisione, intesa ora come strumento di formazione, veniva utilizzata per diffondere una cultura considerata di base.. Ad esempio, un problema rilevante per il nostro paese era rappresentato dall’alto tasso di analfabetismo (si consideri che gli analfabeti nel 1.961, ancora, rappresentavano più dell’8% della popolazione italiana[1]), con l’avvento della televisione sin da subito si è voluta contrastare questa realtà dando vita a palinsesti televisivi utili all’apprendimento della lingua e della scrittura.

Tra le iniziative che hanno visto la luce nella prima decade in cui la tv è arrivata in Italia ne ricordiamo alcune fondamentali[2], iniziative che hanno ottenuto un grande riscontro da parte del nuovo popolo televisivo, simbolo, inoltre, di una continua lungimiranza nella ricerca di mezzi per l’educazione a distanza. Vediamole nell’ordine:

Passaporto (1.954), un programma per giovani ragazzi atto a diffondere lingua e cultura inglese.

–  Telescuola (1.958), trasmissione molto rilevante in quanto dava l’opportunità di ricevere una formazione completa per l’ottenimento del diploma di scuola media professionale.

Non è mai troppo tardi (1.960), è forse l’unica trasmissione che non ha bisogno di presentazioni. Lanciata dalla RAI, su accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione, e condotta dal famosissimo Maestro Manzi, questa trasmissione mirava a supportare l’alfabetizzazione di giovani adulti e non, cioè di tutte quelle persone che al di fuori dell’età scolare non avevano ancora imparato a leggere e scrivere.

Un ultimo passo importante all’interno di questa seconda generazione di FAD, che rappresenta poi un legame sempre più stretto tra tecnologie (in tal caso sempre più elettroniche) e formazione è dato dai supporti VHS che, a seguito dello sviluppo delle televisioni, vengono diffusi su larga scala negli anni ’80. Alludiamo quindi alle vecchie videocassette, divenute poi DVD col passaggio dall’analogico al digitale. Che cosa hanno portato nel mondo della formazione VHS e DVD? Non solo la capacità di erogare più media assieme, ma soprattutto la possibilità di adattare i contenuti per l’auto-formazione ai propri tempi di vita, quindi alle proprie necessità; una videocassetta (o un DVD) poteva essere vista e rivista ogniqualvolta lo si voleva, senza vincoli di orari, come avveniva per le trasmissioni televisive degli anni precedenti. Non è cosa da poco questa nuova modalità di studio, si va spostando sempre di più il fulcro dell’apprendimento, si muove con costanza verso il discente ed i suoi tempi, ciò che accade ancora oggi con il mondo dell’e-learning, anche se con tecnologie, ovviamente, molto più efficienti.


[1] Istat, L’Italia in cifre, 2011. Disponibile al sito: http://www.istat.it/it/files/2011/03/Italia-in-cifre.pdf (ultima consultazione 14/04/2017).

[2] V. Pandolfini, Dal gessetto alla tastiera. Formazione e comunità online tra classi reali e virtuali, Milano, Ledizioni, 2010.